L’eredità di Jackie Robinson, 65 anni dopo quel debutto all’Ebbets Field

Il mondo del baseball festeggia oggi il Jackie Robinson Day, celebrando il 65mo anniversario del debutto con la maglia dei Brooklyn Dodgers dell’uomo che ha infranto le barriere razziali nel mondo dello sport professionistico americano, diventando la stella di una squadra delle Majors in un’epoca in cui c’erano ancora le Negro Leagues. Proprio nei campionati riservati agli afroamericani Jackie Robinson aveva debuttato con i Kansas City Monarchs. Il suo arrivo ai Dodgers fece temere un ammutinamento degli altri giocatori e furono le parole di Leo Durocher, il manager di quella squadra di fenomeni, a mettere in chiaro le cose: “Non mi interessa se il ragazzo è giallo o nero, oppure a strisce come una fottuta zebra. Io sono il manager di questo team e dico che il ragazzo giocherà!” Non mancarono le prese in giro dagli altri club, ma la classe del seconda base Jackie Robinson da Cairo, Georgia, finì col mettere tutti d’accordo. Per rivedere le immagini di quel primo incontro con la maglia numero 42 all’Ebbets Field il 15 aprile del 1947 contro i Boston Braves vi segnalo il link all’articolo di mlb.com, che oltre a mettere in luce l’importanza di aver trasformato quel giorno in un giorno di festa per tutte le leghe del baseball, segnala una serie di iniziative che raccolgono la vera eredità di Jackie e riprendono lo spirito pionieristico di quei giorni, compresa la RBI, che in questo caso è una sigla che sta per Reviving Baseball in Inner Cities (RBI, UYA, CRG embody spirit of Jackie).

Jon Niese tiene i Braves all’asciutto per 6 innings e i Mets completano lo sweep

Un avvio di stagione decisamente superiore alle attese per i New York Mets, che si sono aggiudicati tutte e tre le gare casalinghe nella serie giocata contro gli Atlanta Braves, diretti rivali nella NL East. Non ci speravo e, naturalmente, non mi faccio particolari illusioni per quello che la squadra potrà fare in campionato, ma la piacevole impressione di vedere sul diamante dei ragazzi che hanno davvero voglia di giocarsela è sicuramente un bel segnale per i tifosi. Ieri il buon Jon Niese (P, 26) ha addirittura filtrato con il no-hitter fino al settimo inning mentre l’attacco riusciva a mettere insieme 7 runs, a partire dal sacrifice fly di David Wright (3b, 30) che aveva mandato a casa base Ruben Tejada (2b, 23), autore di un doppio, nella parte bassa del primo. Nella parte alta del settimo Jon Niese ha concesso una base ball a Dan Uggla (2b, 32) costatagli dieci lanci e subito dopo Freddie Freeman (1b, 23) ha messo a segno un singolo con una ground ball passata tra le prima e la seconda base. E’ stata la valida che di fatto ha costretto il buon Niese a rinunciare al sogno di un esordio con un no-hitter, ma non ha compromesso né la sua bella prova né l’esito dell’incontro, finito 7-5  per i Mets, che ora ospiterrano i Washington Nationals, mentre i Braves voleranno a Houston per la serie contro gli Astros (Fresh off new deal, Niese leads Mets to sweep).

Craig Biggio fa da balia ai prospetti degli Astros

A dare consigli e suggerimenti alle talentuose nuove leve degli Houston Astros la scorsa settimana non c’era un coach qualsiasi, ma una delle bandiere di questa franchigia: Craig Biggio. Dopo aver giocato la sua intera carriera in MLB, dal 1988 al 2007, con gli Astros, battendo la bellezza di 3060 valide, vincendo 5 volte il Silver Slugger e 4 il Gold Glove, ancora oggi Biggio, quando non è impegnato ad allenare i ragazzi della St. Thomas High School di Houston, torna volentieri a disposizione della sua squadra, anche se si tratta di fare un viaggio all’Osceola County Stadium complex a Kissimmee, in Florida, dove gli Astros hanno la sede dello Spring Training. Desideroso di mettere la sua esperienza al servizio dei top prospects degli Astros, il buon vecchio Craig ha trascorso molto tempo con Delino DeShields, Jr (2B, 20), un ragazzo per il quale stravede e che attualmente sta completando la sua transizione da esterno a seconda base, proprio il ruolo ricoperto con grande successo da Biggio per gran parte della sua carriera (Biggio takes Astros prospects under his wing).

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Stephen Strasburg sarà il partente dei Nationals nell’Opening Day

La concorrenza tra lanciatori in casa dei Washington Nationals quest’anno, per la gioia dei tifosi, non manca affatto. Gio Gonzales (P, 27), 16 vittorie e All Star con gli Athletics nel 2011, Jordan Zimmermann (P, 26) ed Edwin Jackson (P, 29), che ha vinto il campionato coi Cardinals, erano tutti ottimi candidati per il primo posto nella rotation, ma quando Stephen Strasburg (P, 24) ha cominciato a dimostrare di essersi messo alle spalle i problemi fisici delle ultime due stagioni, il manager Davey Johnson non ha avuto dubbi. Sarà proprio il giovane Strasburg, talento da predestinato e impressionante strikeout-to-walk ratio di 116 a 19 nelle sue poche apparizioni finora in MLB, il lanciatore partente dei Nationals nell’Opening Day del 5 Aprile al Wrigley Field contro i Chicago Cubs (Strasburg to start Opening Day).

Perché il battitore designato potrebbe essere introdotto anche in National League

Grandi e piccoli cambiamenti in Major League. Dopo l’incremento delle squadre ammesse alla postseason con l’aggiunta di una wild card per lega, un’altra piccola rivoluzione si avrà nel 2013 quando gli Houston Astros lasceranno la National League Central per approdare nell’American League West. Ci saranno così 5 squadre in ognuna delle 6 divisions e 15 in entrambe le leghe. Il problema è che la raggiunta uniformità numerica potrebbe nel tempo finire con l’attenuare le altre differenze che ancora esistono e che in un certo senso contribuiscono a dare un’identità specifica alla National League e all’American League. Una di queste riguarda naturalmente il battitore designato, un ruolo finora ammesso soltanto nelle partite ospitate dalle squadre appartenenti all’American League. Uno degli effetti dell’incremento degli incontri interleague, che l’uniformità numerica delle leghe consentirà nei prossimi anni, potrebbe essere proprio quella dell’adozione del designated hitter anche nella National League. Un’eventualità che verrebbe appoggiata dagli stessi giocatori, che in questo modo otterrebbero comunque 15 posti in più da titolari di lineup e la possibilità, in alcuni casi, di prolungare i contratti. Si pensi ad atleti che, non più agilissimi in difesa, conservano ancora le loro medie in battuta o a chi, nel ruolo di battitore designato, ci gioca ormai da anni, come David Ortiz (DH, 37). Personalmente condivido invece le perplessità espresse da Tom Verducci, che sulle pagine di SportsIllustrated ha spiegato i rischi di una tale trasformazione. Pur non volendo esagerare nelle definizioni, paragonando le due regole agli scacchi e alla dama, è innegabile che in questo modo si perderebbero non solo un po’ della profondità strategica del baseball tradizionale, ma anche quei momenti, a volte banali a volte epici, nei quali i due lanciatori avversari sono costretti a guardarsi negli occhi in una sfida diretta quando uno dei due ha il suo turno in battuta (Is the designated hitter coming to a National League park near you?).

Adam Wainwright è tornato e i Cardinals puntano anche su di lui per difendere il titolo

Dopo essersi perso la grande festa dello scorso anno, Adam Wainwright (P, 30) ha fatto il suo ritorno sul monte di lancio nella partita di Spring Training giocata dai St. Louis Cardinals contro i Minnesota Twins. L’intervento chirurgico al legamento collaterale ulnare per rimettere a posto il gomito destro a cui si era sottoposto nel febbraio 2011 lo aveva costretto a saltare l’intera stagione, proprio quella nella quale i suoi compagni di squadra hanno trionfato alle World Series. Ma già nei primi innings lanciati ieri Wainwright ha mostrato di essere pronto a riprendere il suo posto di partente, che prima dell’infortunio aveva regalato ai Cardinals 39 vittorie solo negli ultimi due anni. 30 lanci in due innings senza concedere una valida, con la soddisfazione di mettere strike out l’ex MVP Joe Mauer (C, 29).  Bentornato Adam… e in bocca al lupo! (Wainwright enjoys successful return to mound).

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Adam Dunn prova a guadagnarsi un’altra chance con i White Sox

Passiamo ad un altro Adam. Il 2011 è stato un anno davvero deludente per Adam Dunn (1B, 33), che arrivato ai Chicago White Sox dopo due ottime stagioni a Washington è stato impiegato con scarsi risultati nel ruolo di battitore designato. Una media in battuta di .159, 11 homers e 42 RBI in 122 partite giocate sono le cifre che raccontano il periodo peggiore della sua carriera. Ma nella partita di Spring Training vinta contro i Rangers giovedì scorso, Dunn ha dimostrato di avere ancora qualche cartuccia da sparare, trascinando la squadra con uno spettacolare home run e un doppio battuti contro il  lanciatore mancino Michael Kirkman (P, 26). Un evento, considerando che l’anno scorso, con pitchers mancini sul monte di lancio, aveva ottenuto solo un’extra-base hit (Dunn, Beckham go deep in win over Rangers).

La Major League espande la postseason con un’altra Wild Card per lega

Da questa stagione passeranno da 8 a 10 le squadre ammesse ai play-off. Oltre alle 6 classficate al primo posto nelle rispettive Divisions ci saranno infatti 2 Wild Card per la National League e 2 per l’American League. La vincitrice di Division con il record migliore attenderà la vincente dello spareggio tra le due Wild Card. Lo spareggio non sarà però una serie, ma un singolo incontro, che se da un lato potrebbe favorire il team con il lanciatore partente migliore piuttosto che quello con la migliore rotation, dall’altro renderebbe proprio il primo lanciatore partente inutilizzabile all’inizio della successiva serie divisionale. Questo aspetto rende ancora più importante classificarsi al primo posto durante la regular season, considerando il vantaggio che in questo modo si ottiene rispetto alla squadra ripescata. La scelta del singolo incontro di spareggio è comunque obbligata, considerando che nel caso contrario le altre 6 squadre starebbero ferme troppo tempo attendendo l’esito di un’intera serie. L’espansione della postseason, la prima dopo quella del 1994, è stata decisa anche con la collaborazione della Major League Baseball Players Association e sembra essere molto apprezzata dalla maggioranza dei club (Addition of Wild Card berths finalized for 2012).

L’addio commosso di Jason Varitek, capitano dei Boston Red Sox

Tra un mese compirà 40 anni e negli ultimi 15 è stato catcher e poi anche capitano dei Boston Red Sox. Il ritiro di Jason Varitek (C, 40), quasi un simbolo per la sua squadra, non poteva che essere accompagnato dai ricordi, gli elogi e le commemorazioni di una carriera sicuramente importante, culminata nelle due World Series vinte nel 2004 e nel 2008, quelle che hanno annullato la maledizione del Bambino. 3 volte All Star, solo 3, Gold Glove e Silver Slugger in uno splendido 2005, ma Jason Varitek è stato soprattutto una presenza costante, e rassicurante, col suo guantone da catcher, nello schieramento difensivo dei Red Sox. Johnny Damon, compagno di squadra nelle World Series del 2004, ha commentato: “Mi ha insegnato come essere un leader e mi ha mostrato come essere un campione” (Emotional Varitek calls it a career).

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Il recupero di A.J. Burnett potrà richiedere anche 3 mesi

Brutte notizie in casa dei Pittsburgh Pirates. La frattura ossea dell’occhio destro rimediata in allenamento da A.J. Burnett (P, 35) richiederà, dopo l’intervento chirurgico, dei tempi di recupero abbastanza lunghi. L’ex yankee, decisamente sfortunato, dovrà quindi rimandare il suo esordio con i Pirates, tornando a disposizione della squadra almeno tra due mesi o, nello scenario peggiore, dodici settimane, perdendo quindi più di un terzo della stagione (Pirates’ A.J. Burnett out 2-3 months, Burnett has eye surgery, will be out 8-12 weeks).

La schiena rigida di Clayton Kershaw e l’occhio nero di Ted Lilly

A far nascere un po’ di apprensione nello Spring Training dei Los Angeles Dodgers ci hanno pensato i due lanciatori mancini Kershaw e Lilly. I 36 lanci effettuati nella sessione bullpen di Clayton Kershaw (P, 24) hanno però fatto rientrare l’allarme schiena rigida che aveva costretto a rinviare la sua prima seduta di allenamento. E mentre il Cy Young Award 2011 della National League tranquillizava stampa e tifosi sulle sue condizioni fisiche, Ted Lilly (P, 36) si presentava all’allenamento con una bella cornice nera intorno al suo occhio destro. Arrivato con qualche giorno di ritardo per la nascita di una bambina, Lilly ha dichiarato che l’occhio nero è stato un regalo del fratello che gli ha dato una gomitata involontaria durante una partita amatoriale di basket. Niente di particolarmente preoccupante, visto che poi Lilly e Kershaw si sono uniti ad Aaron Harang (P, 34) e Chad Billingsley (P, 28) in una sessione comune che ha visto insieme i 4/5 della rotation dei Dodgers (Kershaw’s back ‘fine’ after session, Lilly not concerned about eye injury).

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Che esordio in terza base per Mark Trumbo

Cosa succede a giocare per la prima volta in carriera in quell’hot corner che è la terza base? Lo slugger dei Los Angeles Angels, futuro ex prima base, Mark Trumbo (1B, 26), dopo un buon inizio nell’angolo opposto del diamante, dove non aveva mai giocato neanche nelle minors, si è beccato, proprio mentre si allenava in una sessione di fielding, una ground ball sulla punta del naso. Scena da comiche, dolore fortissimo, ma per fortuna niente di serio, come confermato dalla successiva radiografia (Welcome to the hot corner: Mark Trumbo takes a ground ball off the face).

L’arrivo di Yu Darvish allo Spring Training dei Texas Rangers

Già pronto a mettersi al lavoro con i suoi nuovi compagni di squadra, Yu Darvish (P, 26) si è presentato ieri allo Spring Training dei Texas Rangers, seguito da una folla di giornalisti nipponici, ansiosi di seguire la sua avventura in Major League. Il lanciatore di Osaka, dopo 7 splendide stagioni con gli Hokkaido Nippon-Ham Fighters, ha infatti raggiunto in Giappone una popolarità da vera rockstar. Se è vero che sarà pressocché impossibile eguagliare in MLB i numeri impressionanti del suo ultimo campionato giapponese, le buone impressioni raccolte dal catcher Luis Martinez (C, 27) hanno evidenziato ancora una volta le qualità e la duttilità di Darvish, che nei primi 30 lanci sul campo di allenamento ha cambiato dieci tipi di pitches, da un’ottima sinker ad una buonissima splitter (mlb.com).

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Oltre ad anticipare che Joahn Santana (P, 33) potrà essere in campo per l’opening day, Terry Collins, sessantaduenne manager dei New York Mets, ha dichiarato di essere molto fiducioso su quello che il team potrà dare nella prossima stagione. Nonostante il taglio del monte ingaggi, sceso di 30 milioni di dollari, e la partenza di Jose Reyes (SS, 29), proprio mentre le altre concorrenti della National League East si andavano rafforzando, Collins ha voluto precisare che non c’è alcun motivo di disperarsi. Il rientro di Santana nella rotation dopo un anno di assenza per infortunio può essere un buon inizio,  l’entusiasmo dei suoi giocatori e la presenza in squadra di giovani promettenti come Ruben Tejada (SS, 23) potrebbero fare il resto e far diventare questi nuovi Mets una bella sorpresa (Yahoo!Sports).

L’Empire State Building con i colori dei Mets per ricordare Gary Carter

Le luci blue ed orange in cima all’Empire State Building hanno colorato il cielo della Grande Mela in memoria di Gary Carter, catcher dei New York Mets che vinsero le World Series del 1986, scomparso il 16 febbraio all’età di 57 anni. Molto ricordato dai tifosi per quel suo singolo, con due out al decimo inning, che diede il via alla spettacolare rimonta in gara 6 contro i Red Sox. Oltre al campionato vinto con i Mets, Gary Carter, soprannominato the Kid fin dai tempi dei suoi esordi con gli Expos, è stato 11 volte All-Star, 3 volte Gold Glove e 5 volte Silver Slugger, entrando nella Baseball Hall of Fame nel 2003, con un consenso del 78% (yahoo!sports)

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Rod Barajas (C, 37) è già un tipo che ha sempre il sorriso sulle labbra, quando poi si profila l’arrivo nella sua nuova squadra, i Pittsburgh Pirates, del suo vecchio compagno, il lanciatore A. J. Burnett (P, 35), allora gli diventa davvero difficile nascondere l’entusiasmo. Non solo per la gioia di ritrovare in squadra un vecchio amico, ma anche per l’ottimo rendimento che la coppia pitcher-catcher era riuscita a ottenere sul campo dei Toronto Blue Jays. “Every day we worked together, we had a good time” ha dichiarato Rod, e a Pittsburgh si aspettano che i due riescano a ripetersi a quei livelli (mlb.com).

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